Diario semiserio di una crisi di governo – Ep.3 – Luigi Di Maio

Luigi Di Maio, a pochi giorni dall’insediamento del Conte bis, e i suoi pensieri: “Ciao a tutti! -)) È con un bel sorrisone che vi annuncio la permanenza del M5S e la permanenza mia in particolare al governo del paese per abolire la povertà e non solo! -))

Noi cittadini del MoVimento saremo sempre dalla parte degli italiani, abbiamo tanta, tanta voglia di fare e ripartiremo da dove ci siamo lasciati. Ah già, dove ci siamo lasciati? Da una crisi che non è dipesa dal M5S, da un tradimento sleale e scorretto, da quello lì che si diceva mio amico. Ma che amico e amico? D’ora in poi è meglio chiamarci per nome e cognome, e darci del lei.

Mi ha trascinato in una crisi di ferragosto con l’inganno e soprattutto la sua propaganda politica ha messo a nudo la mia incapacità di capo politico del MoVimento, ha messo a nudo tutto quello a cui abbiamo rinunciato in pochi mesi di governo: il nulla osta al Tav Torino-Lione, il mancato stop del gasdotto del Salento Tap, la rinuncia ai temi ambientali, votare no all’autorizzazione a procedere contro di lui sulla Diciotti, rinunciando ad anni e anni di battaglie sulla legge uguale per tutti, certificando di fatto che ci sono cittadini immuni e più tutelati di altri, rinunciando a una seria politica di regolamentazione e integrazione dell’immigrazione, facendo la guerra a tutte le ong, trasformando la sicurezza in una pagliacciata, l’economia nel festival delle promesse irrealizzabili, le migrazioni come un fenomeno non da rivedere in sede europea ma da tifo da stadio che presta il fianco al razzista di turno.

In sostanza, il timone del governo lo abbiamo lasciato a quello lì che non voglio nemmeno nominare, abdicando a qualsiasi efficacia e identità politica. Forse per questo siamo passati dal 32 al 17% dei voti. Forse per questo mi avete visto scuro e spento in volto al Senato – in un torrido pomeriggio agostano – mentre Conte salvava la faccia, la dignità del MoVimento fondato da Beppe e dava voce all’Italia che non si riconosce nel Papeete. Una perla rara Giuseppe!

Dopo quel giorno, ho dubitato e anche osteggiato un nuovo patto di governo col Pd, del resto quel partito l’ho sempre chiamato molto simpaticamente il “partito di Bibbiano”, etichettando con una disgustosa vicenda giudiziaria che riguarda determinate persone, una intera comunità politica.

Poi però è intervenuto l’Elevato, che ha dovuto riprendere per i capelli la sua creatura, e ha indicato la linea contraria alla mia. Ho temuto la fine da capo politico, ma state tranquilli, noi non molliamo! Dal primo giorno di trattative col Pd di Zingaretti, mi sono dato da fare per mantenere il mio ruolo da vicepremier, il mio ufficio a palazzo Chigi e il mio personale al seguito!

E via, prima con i 10 punti, poi con i 20 punti, quelli che l’elevato ha definito i punti della Standa…sigh! Eppure, mi sembrava il nostro programma politico: cambiare il mondo e subito, rendere gli uomini più buoni e altruisti, reistituire le mezze stagioni, gli asini che volano, l’amore trionfi su tutto per legge, il famoso conflitto d’interessi, far ringiovanire Sean Connery, ecc. Noi non svendiamo le nostre idee.

Poi per la seconda volta è intervenuto l’Elevato e per la seconda volta ha dato la linea contraria alla mia. E forse ho capito che anche l’idea del vicepremier e dei punti Standa da prendere o lasciare era meglio lasciarle perdere.

Adesso ho riacquistato il sorriso, ho ritrovato il buonumore, il mio e il nostro obiettivo è sempre stato quello di ottenere il massimo per il MoVimento, anteponendo al tristissimo dibattito sui ruoli quello sui programmi. Del resto quelli di destra ci dicono che siamo di sinistra e viceversa. Ma noi, non siamo né di destra né di sinistra!

Noi siamo uniti e compatti! Io vado alla Farnesina…

Buon lavoro! -))