Diario semiserio di una crisi di governo – Ep.2 – Matteo Renzi

Matteo Renzi, a pochi giorni dall’insediamento del Conte bis, e i suoi pensieri: “Bentrovati, sono il senatore Renzi, si proprio io. Quello che “se perdo il referendum lascio la politica”, quello che “cambio mestiere e non mi vedrete più”, quello che “insieme al M5S? Ok, #masenzadime sia chiaro, perché non vedo valori comuni con chi ha governato quest’anno”.

Va be’, ragazzi, adesso sono passato dal #senzadime al purché con me. Ma sia chiaro, bisogna evitare l’aumento dell’iva. Ora è il momento, ho messo la faccia su un’operazione difficile. La mia è stata una mossa dettata naturalmente dal bene per il mio paese.

Poi, beh, da evitare ci sono soprattutto le nuove elezioni e che io perda il controllo dei parlamentari Pd e mi ritrovi minoranza nel mio partito com’è già successo alle primarie per volontà popolare. E pensare che ero quello della rottamazione e dell’Italia cambia verso. Amo il mio paese ma amo molto anche me stesso.

Lo so, in questi anni ho detto di tutto contro i grillini e loro di tutto contro di me e i miei: ebetino, minorato morale, impresentabile, il gesto delle manette ai miei genitori, mafiosi, schifosi, partito di Bibbiano, #GomorraPd. Ma se una cosa serve al paese, si fa.

Ma volete mettere l’adrenalina, il brivido e l’emozione per un mattatore come me di tornare per un paio di pomeriggi al centro della scena politica! Bloccando il rischio di elezioni anticipate e mettendo nell’angolo quell’antipatico del mio omonimo. Mi è sembrato di tornare ai giorni dei ruggiti gloriosi, quelli di Firenze, delle Leopolde, delle primarie vinte contro la nomenclatura.

Che ganzo che sono, che bischero! Con una sola mossa ho preso in contropiede il segretario del mio partito Zingaretti, che aveva già promesso a Salvini l’intenzione di tornare alle urne, ho colto di sorpresa i grillini e Di Maio, che di sicuro non si aspettavano da me una sponda e un sostegno proprio adesso che erano ai minimi storici, ho ripreso la scena al Senato – in un torrido pomeriggio agostano – facendo un’orazione civile contro il mio omonimo.

Naturalmente da statista, da ex presidente del consiglio, da uomo delle istituzioni, le ambizioni personali vengono dopo, mi rimangio tutto quello che ho detto per anni. Antepongo il bene dell’Italia a tutto e mi prendo ancora del tempo per preparare il mio partito. Con i parlamentari in mio controllo posso staccare la spina al nuovo governo quando voglio, con una scusa qualsiasi. Non sono nuovo a questi giochetti politici (ricordi Enrico? Stai sempre sereno). A proposito, vi aspettiamo dal 18 al 20 ottobre per la 10a edizione della Leopolda.

Che bischero che sono! Pensa se si fosse sciolto il parlamento! Andavo a casa io, la Boschi che ai bei tempi andava in giro a questuare per la banca del padre, il Lotti che si dimenava come un forsennato per far nominare i giudici giusti.

Cosa sarebbe l’Italia senza di noi! W l’Italia!

Un sorriso