Diario semiserio di una crisi di governo – Ep.1 – Matteo Salvini

Matteo Salvini, a pochi giorni dall’insediamento del Conte bis, e i suoi pensieri: “Buongiorno amici! Solo in un paese come l’Italia potevo resuscitare un partito sostanzialmente fallito (dopo la truffa di Bossi e Belsito), solo in un paese come il nostro potevo trasformare un partito nordista, indipendentista, secessionista e razzista (senti che puzza, stanno arrivando i napoletani!) in un movimento nazionale, sovranista, populista, seppur sempre razzista (quanto mi sono divertito con la storiella degli immigrati finti disperati, le ong che organizzano crociere turistiche e i porti chiusi!). Per di più – in poco meno di un anno – ho succhiato il sangue a quei dilettanti dei 5 stelle, ho pompato i consensi fino a raddoppiarli e sono diventato il primo partito in Italia.

Il mio forte erano i tortellini al ragù di salsiccia, gli insulti xenofobi, felpe, cappellini e gadget della polizia. In nome del Popolo italiano, amici!

Per questo, forte del mio potere ma anche per difendere onore e dignità del nostro popolo, ho chiesto a Conte le dimissioni tra le mura di palazzo Chigi, di ritorno dal dj set sulla spiaggia del Papeete. L’inno nazionale, i cori, i balli, i bikini ma stai a vedere che l’avvocato prestato alla politica, con quell’aria elegante ma concreta e di poche parole, mi ha rimandato a sfiduciarlo in parlamento. Non me l’aspettavo, ero convinto fossimo amici. Per di più ha dichiarato pubblicamente la mia intenzione a “capitalizzare il consenso di cui la Lega gode attualmente” come motivo dell’apertura della crisi. Insolente! Affermazione peraltro da me mai smentita.

Così mi sono ritrovato in Senato, tra i banchi del governo – in un torrido pomeriggio agostano – un po’ intontito, molto perplesso, con le mie facce, la mia mimica facciale, mentre il premier mi rimproverava sgarbi, mancanze politiche, istituzionali, uso spregiudicato del ruolo di ministro, interesse di partito prevalente su quello nazionale. Tranne i miei, avevo tutto il parlamento contro. Ah già, poi c’è quell’audio di richiesta di tangenti ai russi, ma come sapete di questo non voglio parlare.

È quel pomeriggio di agosto che ho cominciato a capire che la situazione mi stava sfuggendo di mano. I contrasti con Giorgetti in privato, i ministri mai dimessi, l’apertura del Pd ai 5 stelle per mettersi d’accordo. Lo strano effetto che si ha quando l’hai combinata grossa, da capitano alla “ca…a del secolo” come ha scritto Vittorio Feltri, mio punto di riferimento giornalistico.

Così da potente, temuto, osannato ministro mi preparo a rifare l’opposizione, chissà per quanto. Ma senza paura amici, noi vogliamo andare alle elezioni, certo se quei no diventassero dei sì, saremmo pronti a tornare indietro. Abbiamo perso il potere ma rifarei tutto quello che ho fatto, noi non siamo gente interessata alle poltrone. Prima la sicurezza degli italiani, prima i confini nazionali! Certo che la poltrona sarei pronto a farla d’oro e da premier per Di Maio, pur di tornare al governo.

Io non mollo amici, avanti senza paura! Vi voglio bene! ♥