Recessione elettorale

Si dice la Tav o il Tav? Perché il tema è in dibattito da tanti di quegli anni che ormai è diventata anche una questione linguistica. Se l’opera si facesse comunque, anche ridimensionando i costi, il M5S perderebbe una delle sue battaglie storiche e una bandiera politica. Se la Lega si arrendesse al No Tav del suo alleato di governo, riceverebbe le critiche e i malumori degli ambienti produttivi del nord, della Confidustria, dei potentati economici italiani.

Il derby tra i due alleati di governo è appena cominciato e si giocherà in campo aperto fino alle europee di maggio. Il test elettorale delle regionali in Abruzzo è stato solo un ghiotto anticipo di quello che accadrà fino alla primavera e lo specchio di quello che i sondaggi nazionali disegnano da un po’ di tempo: la Lega in pochi mesi di governo ha raddoppiato il proprio consenso, il suo leader in questa fase fa da mattatore della politica italiana e delle comunicazioni social, di controcanto il Movimento ha dimezzato o comunque perso consenso, arranca con evidenza rispetto all’alleato sui temi e sulla comunicazione.

Le opposizioni, nonostante le cifre abruzzesi non siano disastrose, sembrano assenti dalla vita nazionale. Il Pd è ancora incartato su primarie che non appassionano nemmeno i parenti dei candidati. Resterà un mistero come un partito che si definiva “riformista” sia incapace di riformarsi al suo interno. Berlusconi invece stenta a credere che gli anni passano, che solo 5 italiani su 100 lo votino, “sono diventati pazzi” dice.

Anche il caso Diciotti, che poteva essere un boomerang per il leader del Carroccio, non fa altro che gonfiare le vele al consenso salviniano. Gasparri, il presidente della giunta per le immunità del Senato, ha proposto di negare l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’interno sul caso della nave italiana, giustificandolo così: “ha agito per tutelare preminenti interessi di natura pubblica”.

Secondo Gasparri, quindi, una nave italiana che trasporta 177 persone senza diritti e tutela alcuna, che vuole attraccare in un porto italiano è un pericolo per la pubblica sicurezza degli italiani stessi. Entro un paio di mesi (ma soprattutto dopo le consultazioni online degli iscritti 5 stelle) vedremo se il resto della giunta e il parlamento crederanno e voteranno questa bizzarra teoria. Ci sarebbe poco da meravigliarsi, nel paese in cui un premier riconobbe a colpo d’occhio la nipote di Mubarak e il parlamento lo seguì facendo finta di crederci.

Caso Diciotti, elezioni amministrative, derby elettorale, Tav e mille altre questioni politiche verrano al pettine nei prossimi mesi. Faranno da sfondo alla propaganda e alla competizione politica. Ma dell’economia si parla pochissimo, a parte i numeri che vengono snocciolati di settimana in settimana dai tg e perdono di significato. Con quei numeri però, gli italiani e il governo dovranno fare i conti.

Il paese è tornato in recessione, almeno tecnicamente. È il fanalino di coda tra i paesi europei, è l’unico la cui economia segna un arretramento, con il valore più basso: -0,2%. Non ha un granché da sorridere il resto d’Europa: Germania in stagnazione, evita la recessione solo perché si attesta allo 0%, il resto dell’Eurozona e dell’Ue a 28 ha un pil che cresce di appena lo 0,2%. I dati si riferiscono al quarto trimestre 2018. Sono numeri che sentiamo da anni, dicono poco nel loro estenuante ripetersi, ma incidono sulle nostre vite reali e sulle nostre economie.

E i politici l’avevano prevista la recessione? Sicuramente non avevano previsto la contrazione dell’economia mondiale. Il secondo trimestre di segno negativo alla crescita del pil, quindi di decrescita, è anteriore al varo della manovra economica su cui Lega e M5S hanno investito gran parte delle rispettive fortune politiche. Non è che sia una di quelle novità che sconvolgono: il pil italiano si è mantenuto in questi anni sempre al di sotto della media europea e la crescita italiana è sempre stata all’ultimo o al penultimo posto in Europa.

Il premier Conte, da principe del foro, dichiara tuttavia:

Ci sono tutte le premesse per un bellissimo 2019 e per gli anni a venire. L’Italia ha un programma di ripresa incredibile. C’è tanto entusiasmo e tanta fiducia da parte dei cittadini e tanta determinazione da parte del governo. Abbiamo varato una manovra espansiva con un piano di ammodernamento delle infrastrutture.

Il 28 dicembre 2018, in occasione della conferenza di fine anno, dichiara:

la crescita all’1 per cento è la soglia minima, sarà robusta.

E a Davos il 23 gennaio esclude

qualsiasi necessità di una manovra correttiva per raggiungere gli obiettivi, anzi rispetto alla crescita dell’1% inserita in bilancio, suppongo che sarà 1.2, 1.5. Ne sono convinto.

Il 4 ottobre 2018, in un’intervista a Fanpage.it, il vicepremier Di Maio dichiara:

Non ci possiamo attestare oltre l’1,6% di crescita nelle previsioni, ma io credo che avremo un dato più alto, perché stiamo facendo una grande manovra economica.

E ancora, il 30 ottobre 2018 avverte tutti su Facebook:

È bene che tutti sappiate che il risultato del 2018 dipende dalla manovra approvata a dicembre 2017, che è targata Partito Democratico. Con la Manovra del popolo vedrete che non solo il Pil si riprenderà, ma anche la felicità degli italiani

Il 1 dicembre in visita a Treviso:

È logico che l’economia si fermi se l’ultimo governo del Pd ha fatto una manovra insipida che non aveva alcun investimento, il nuovo governo mette 37 miliardi e bisogna far ripartire il potere di acquisto degli italiani

E Salvini, il capitano? Polemizza sui social con il Fondo monetario internazionale, con Bruxelles, con i bersagli facili che in questi anni non ne hanno presa una e sono considerati con disprezzo ma non a torto l’élite. Ma poi l’8 dicembre sul palco di Piazza del Popolo e sulle note del Nessun dorma si lascia andare:

Abbiamo in testa un’idea di crescita a livello nazionale ed europeo che non riguarderà i prossimi mesi ma i prossimi 50 anni

La comica e al tempo stesso la tragedia che si ripete in Italia da anni è la stessa, con i cittadini/elettori inermi spettatori: i nuovi governanti appena si insediano scaricano le responsbilità sui governanti precedenti, quelli della seconda repubblica su quelli della prima, quelli che il debito lo hanno creato gli altri, quelli che se non stiamo attenti ci mandano la troika, quelli che hanno subìto un complotto, quelli che i poteri forti sono contro di noi, quelli che perdono perché ci sono le fake news, quelli che non sono capiti, quelli che la colpa è sempre dell’Europa. Forse ci vorrebbe un copione diverso, ma nessuno lo scrive.