Perché serve il reddito di cittadinanza

L’uomo che vedete in foto è in fila davanti a un fast food, in attesa di hamburger e patatine. È il secondo uomo più ricco del pianeta e vale circa 90 miliardi di dollari. Ha capovolto il mondo dei computer e degli umani fondando la società Microsoft e producendo il sistema operativo più diffuso al mondo, Windows. È diventato col tempo filantropo, gestisce la più grande organizzazione di beneficienza nella storia del mondo e in queste ore sta donando 500 milioni di dollari per la costruzione di case popolari intorno all’area di Seattle, dove ci sono le sedi di Amazon e Microsoft, e dove la crisi abitativa e di alloggi popolari è spropositata. Da tempo è in prima linea nella lotta alle disparità e invoca una nuova era in cui i progressi tecnologici delle aziende non servano solo al profitto ma anche a portare sviluppo e benessere dove c’è bisogno. Una volta ha dichiarato:

Semplicemente non penso sia utile ereditare grandi ricchezze. Immagino che sia una filosofia personale. Tutti passano molto tempo a pensare cosa sia buono per i propri figli. E nel mio caso ho deciso che avere una notevole quantità di ricchezza è più negativo che positivo.

Bill Gates è consapevole che il mondo del 2019 è un grande teatro di disuguaglianze e di ingiustizia sociale.

Ennesima testimonianza è il rapporto Oxfam, “Bene pubblico o ricchezza privata”, diffuso ogni anno alla vigilia del World economic forum di Davos. Sulla terra, 26 persone possiedono la stessa ricchezza della metà più indigente della popolazione globale. La concentrazione di ricchezza è favorita da decenni dal progressivo calo della pressione fiscale: l’aliquota massima nel 1970 era del 62%, nel 2013 è arrivata al 38%. Gli uomini controllano l’86% delle aziende mondiali, le donne guadagnano in media il 23% in meno rispetto agli uomini.

I ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. In questo mondo ci sono supericchi che non sanno come spendere il loro denaro e 3,4 miliardi di persone che vivono con meno di 5,50 dollari al giorno. In Italia il 5% della popolazione ha un patrimonio pari a quello del 90% più povero. Se l’1% più ricco pagasse solo lo 0.5% in più di imposte sul proprio patrimonio ci sarebbero fondi per mandare a scuola 262 milioni di bambini che non vi hanno accesso e curare 3,3 milioni di persone a rischio di vita.

Cosa ha provocato tutto questo? Il neoliberismo, diranno domani i libri di storia. In un’epoca come questa, fatta di trasformazioni radicali e velocissime, il reddito di cittadinanza – o come lo si voglia chiamare, reddito di base, reddito di inclusione, reddito minimo universale – serve. Esiste in tutti i paesi europei (tranne la Grecia, e non solo europei), l’Italia arriva come sempre con forte ritardo. Il Movimento 5 stelle ha il diritto/merito di rivendicarne paternità e attuazione.

Va collegato però necessariamente al mercato del lavoro, è il link da cui dipende la sostenibilità di tale impresa politica. E qui vengono dubbi e domande. Sarà uno shock positivo sui consumi delle famiglie? Rdc e pensioni di cittadinanza saranno un moltiplicatore per il pil italiano e l’economia? Chi avrà diritto al reddito sarà reinserito nel mercato del lavoro? I disoccupati saranno riassorbiti, diventaranno forza lavoro o resteranno tali dopo i 18 mesi di reddito statale? E che ne sarà della variabile di coloro che lavorano e si trovano sotto la soglia di povertà? Le coperture previste fino al 2021 saranno rispettate?

E ancora, esistono in Italia offerte di lavoro per 5 milioni di persone? La sinergia tra Poste, Caf e Anpal basterà a sopperire alla fatiscenza dei centri per l’impiego? Che effetti avrà su due realtà così opposte come nord e sud Italia? Cosa vuol dire che in caso di esaurimento delle risorse l’ammontare sarà rimodulato?

Le criticità, come in tutte le cose della vita, ci saranno, salteranno fuori da questi come da altri interrogativi. Ma è necessario che si parta. Per cominciare a ridurre le distanze, per evitare casi disperati come quelli degli ultimi anni. Per aiutare in quelle fasi tra un lavoro perso e un lavoro da avere, tra spezzoni di lavoro e non lavoro. Fasi che prima non esistevano.

Il vero problema dell’Italia è il lavoro squalificato e malpagato. Tirocini, stage, lavoro in nero, provvigioni senza fissi, paga minima non rispettata: un lavoro che spesso non garantisce la sussistenza (da qui nasce la leggenda degli stranieri, sottopagati tra i sottopagati, che toglierebbero lavoro agli indigeni). La preparazione scolastica e universitaria è ancora eccellente, come dimostrano i tanti ragazzi che nell’ultimo decennio sono emigrati e si sono fatti valere all’estero. Il lavoro specializzato, qualificato, innovativo, tecnologico è quello che manca e che vede l’Italia decenni indietro rispetto ai player mondiali.

Il reddito di cittadinanza è anche figlio di questa impotenza.