Cosa significa essere giovani

Quanta retorica sulla vita dei giovani negli ultimi giorni su social, giornali e tv! Quanti argomenti vecchi per trattare la parola giovane: “Trap, forse le femministe non hanno colto la gravità dei messaggi di Sfera e degli altri musicisti”; “La strage di Corinaldo e le responsabilità indirette di Sfera Ebbasta”; “Sfera Ebbasta? È colpa di Chiara Ferragni”; “Sciarelli bacchetta Sfera Ebbasta: Corinaldo non è colpa sua, ma è responsabile di quello che dice nelle sue canzoni”; “Sfera Ebbasta, l’esorcista: Nei suoi testi c’è il demonio”. Questi solo alcuni dei titoli in rassegna negli ultimi giorni.

Ma i direttori di televisioni e giornali, prima della tragedia di Corinaldo, sapevano chi era Sfera Ebbasta? La risposta è no. E cosa ne sanno gli adulti del trap, delle pulsioni, delle nevrosi, degli ideali e dei sogni di un 15enne di oggi? Quasi nulla. E che argomento vecchio, superato, fuorviante la retorica dei cattivi maestri, dei messaggi sbagliati, dei testi immorali nella musica e nell’arte. Nulla di più antico! Sarebbe come dire che Il bombarolo di De Andrè, La locomotiva di Guccini, Vado al massimo e Bevi la coca cola che ti fa bene di Vasco Rossi fossero testi trasgressivi o provocatori o irregolari. Ebbene sì, dai tempi di Omero ai tempi moderni, le canzoni sono sempre state libere espressioni di momenti, pulsioni, rabbie o semplicemente racconti di storie e vite che non hanno nulla di pedagogico. Perché l’arte non deve essere pedagogica.

Semmai, se uno o più cretini non hanno niente di meglio da fare che usare lo spray urticante per divertirsi, rovinando le loro vite e quelle degli altri, dovrebbero essere perseguiti dalla legge. E pagare con una severa punizione di fronte alla collettività. Quella legge che tanto sta a cuore agli adulti di questi tempi, ministri e non solo, ma che dovrebbe essere applicata. Così come se qualcuno mette una bomba, anche per la causa più giusta di questo mondo, si assume la propria responsabilità.

Piuttosto resta da spiegare come mai in Italia si organizzano concerti in locali in cui entrano il doppio degli esseri umani rispetto alla capienza massima consentita. È molto probabilmente il caso del Lanterna azzurra di Corinaldo. In Italia non c’è sicurezza adeguata nell’organizzazione di concerti e serate, locali e simili, andare allo stadio con un bambino o una fidanzata è un rischio, il meglio che ti può capitare in curva è orecchiare e saltellare sui cori e i buu buu razzisti, i ponti crollano, le autostrade non funzionano, gli argini dei fiumi non tengono, i treni sono inefficienti, la compagnia aerea è un fallimento. E la colpa sarebbe dei testi di Sfera? Chi organizza e gestisce tutto questo sono gli adulti o i teenegers? Il vero modello educativo non è nelle canzoni, ma negli esempi e nella credibilità che gli adulti trasmettono e lasciano agli adolescenti.

Era giovane eccome anche Antonio Megalizzi, ucciso nell’attacco di matrice jihadista di Strasburgo. Ucciso, barbaramente ammazzato da un giovane 29enne come lui. E anche in questo caso, parte il festival della retorica: “generazione Erasmus di ragazzi aperti al mondo”, “meritava di essere conosciuto per il suo talento non per un proiettile”; “democrazia, Berlinguer, Bobbio: le parole di Antonio”; “il racconto pacifista di Antonio e quel missile che chiede: perché distruggere tutto?”.

Ma cosa ha fatto la presidenza Macron per limitare gli attentati che in Francia si susseguono da anni? Dove sta il lavoro di intelligence coordinato a livello europeo di cui si blatera da anni in nome della “generazione Erasmus aperta al mondo”? E la “generazione Isis”, la seconda generazione che in preda al delirio nichilista si autodistrugge nella follia fanatica, che tipo di risposte sociali, politiche, anche spirituali ha avuto dall’Europa? Il sogno riformista dell’Europa unita di Macron è ancora lì lontano, ad aspettare. Come pure le ricette dei neosovranisti al governo (i decreti reddito di cittadinanza e Quota 100 per il momento in Italia sono ancora vuoti).

A proposito di giovani, lo era Davide Astori, il capitano della Fiorentina. Grazie al lavoro della cronista della Nazione Ilaria Ulivelli, si indaga sui problemi cardiaci non evidenziati di cui soffriva il calciatore. Anche questa è mancanza di rispetto per la vita e lo sport.

Forse i giovani andrebbero ascoltati, raccontati, narrati. O più semplicemente andrebbe lasciata loro la possibilità di parlare e di agire. Visto che il mondo degli adulti non sembra questo grande trionfo.