La terra dei cuori

Il grande scontro tra Italia e Unione europea finisce in una scena comica da fine anno, degna dei peggiori cinepanettoni. Alla fine saranno risparmiati dai 4 ai 5 miliardi nella legge di bilancio, destinati agli investimenti, per andare incontro alle richieste dell’Europa, evitando le sanzioni previste dalla procedura d’infrazione.

La guerra annunciata si dissolve nello 0.4% di spesa in deficit in meno. Del resto conviene a tutti: alla commissione, che non ha alcun interesse di andare allo scontro con un paese membro fondatore al termine del suo mandato, che cercherà di ottenere qualcosa perché ritiene poco credibili le stime di crescita per il 2019 indicate nella legge di bilancio; e al governo italiano per non rischiare troppo, calmare le acque, far scendere lo spread e la fibrillazione dei mercati e degli investitori che stanno mandando per aria le ultime aste dei titoli italiani.

Insomma, il cinepanettone conviene a tutti ma indovinate a chi potrebbe rimanere indigesto? Probabile che vengano ritardate quota 100 e reddito di cittadinanza, si parla del 1° aprile 2019, guarda caso a ridosso delle elezioni (do you remember gli 80 euro di Renzi?).

Il dubbio è se due riforme così complesse potranno mai andare in porto. I due partiti sono arrivati per acclamazione al governo sulla spinta delle due mega-promesse, ma al momento non si capisce come copriranno la platea dei beneficiari di quota 100 e del RdC. Sono stati istituiti due fondi senza coperture effettive, non si sa se saranno create o meno delle finestre. L’idea di aprire e chiudere i rubinetti per cittadini con uguali requisiti ma che potrebbero avere trattamenti diversi non sembra proprio una grande idea e il viatico del successo.

L’unica cosa certa è che se il governo vuole attuare le riforme, e vuole farlo, altrimenti perderebbe qualsiasi credibilità politica, verrà fuori una crescita di spesa nel tempo. E sarà un bel problema, perché o si trovano le risorse nel bilancio dello stato o bisogna sperare in una crescita economica che al momento nessun ente indipendente prevede.

Il 2019 ci dirà se il film comico diventerà drammatico. Lascia sconcertati da tempo ormai la debolezza con cui le istituzioni europee stanno a guardate il disintegrarsi non solo del progetto, ma delle comunità stesse che lo hanno fondato.

L’accordo della Brexit sottoscritto con Theresa May è stato vissuto più come un fatto tecnico che come il divorzio con la più antica democrazia (appunto) europea. Anche vedere i moti di Parigi, la rivolta dei gilet gialli, che altro non sono che la classe media, la France périphérique, distrutta dalla globalizzazione, non ha suscitato grandi reazioni.

In Francia, come in Italia, come in tutta Europa, l’innovazione del digitale, la globalizzazione, internet e i suoi servizi, non hanno apportato alcun beneficio alla stragrande maggioranza delle popolazioni.

La politica è stata miope di fronte a milioni di giovani che non possono fare figli, che non possono mettere su famiglia, alle donne che vedono sempre più ostruiti gli accessi al lavoro e alla carriera, a interi reparti produttivi letteralmente morti. Anzi, semmai la globalizzazione è stata vissuta come un’unica grande marmellata senza identità e che avvantaggiava un’oligarchia. Va dato atto a Salvini e ai 5 stelle di averlo visto e criticato in tempi non sospetti.

L’Europa è incapace di autoriformarsi, del resto non lo farà mai con un parlamento che non ha nessuna iniziativa legislativa diretta. Oggi la Gran Bretagna è con l’Italia il fanalino di coda della crescita economica in Europa, se sarà un suicidio storico lo vedremo prossimamente su questi schermi.