Sentirsi a casa

Molte reazioni, tanti commenti, i soliti simpatici insulti da social sparati nascondendosi dietro lo schermo del dispositivo.

È stato l’effetto che ha fatto il post “Italiani, siamo razzisti?”, in cui abbiamo preso a pretesto gli ultimi episodi di cronaca – gli ultimi, non uno – e ci siamo rivolti una domanda: gli italiani, dopo le disuguaglianze e la dura crisi di questi anni, sono diventati razzisti?

Alla domanda abbiamo aggiunto una riflessione, anzi, direi più che altro un dato di fatto: la convivenza tra noi e gli immigrati in Italia semplicemente non funziona. E da parecchi anni.

Siccome questo non è un blog di propaganda, non è un sito di parte, non è finanziato da nessuno, non ha una tifoseria a cui dare conto, ma è modestamente un blog libero e indipendente, riportiamo i casi di cronaca delle ultime ore:

  • A Milano una ragazza 25enne ha evitato lo stupro di uno straniero, difendendosi e salvandosi con lo spray al peperoncino. Questo 31enne nigeriano è irregolare, ha già dei precedenti e ha fatto richiesta di soggiorno per protezione internazionale. La notizia in queste ore è riportata da tutti i siti e i giornali, con buona pace di chi sostiene che si danno solo certe notizie e altre no.
  • A Pistoia un prete denuncia degli spari contro un migrante ospite della sua parrocchia. Al grido di “negri di merda”, proprio a sottolineare che non sono razzisti! Sono in corso le indagini della Digos.
  • Identificati invece gli aggressori di Daisy Osakue, tre figli di papà che con la macchina del papà consigliere comunale del Pd dicono di avere fatto una “goliardata”. Salvini dice che “erano mossi non da razzismo ma da stupidità”. Può essere. Ministro Salvini, solo che da lei non ci aspettiamo analisi sociologiche o riuscitissimi post su Facebook. Lei è tenuto a garantire l’ordine pubblico e la sicurezza sul territorio italiano, per chiunque, qualunque sia il colore della pelle o la nazionalità. Crede di riuscirci? Stia tranquillo, anche quelli prima di lei non ce l’hanno fatta.

Per chiudere, il problema della convivenza è complesso. Secondo uno studio del sociologo Ernesto Castaneda (A place called home), il rapporto funziona quando chi arriva da fuori si sente a casa. Il 70% dei latinos di New York si sente parte attiva della comunità. Anche la metà dei marocchini di Barcellona. Ma solo il 19% dei nordafricani di Parigi si sente a casa. Nelle nostre città, probabilmente non lo si sentono più né gli italiani né gli stranieri. 

p.s. aggiornamento della sera: altra pistolettata! Stavolta a Napoli, vicino la stazione. Un senegalese di 22 anni con permesso di soggiorno è stato ferito a una gamba con colpi di pistola da due persone in scooter. Estate rovente, far west all’italiana…