Crisi italiana, crisi europea

Considerazioni sparse sulla incredibile (e grottesca) vicenda italiana postelettorale.

Al momento in cui scriviamo non si sa quando ci saranno elezioni anticipate, se ci sarà un governo del presidente o se si proverà di nuovo il contratto di governo M5S-Lega.

  1. il nascente governo M5S-Lega è naufragato perché i protagonisti della vicenda (Quirinale, Di Maio, Salvini) si sono impuntati sul nome di Paolo Savona al ministero dell’economia. Con tutto il rispetto, una cosa ridicola. Si fosse voluto far partire il governo, ripeto se si fosse voluto, sarebbe bastato scegliere un’altra persona all’economia, una figura economica o politica di riferimento per i gialloverdi.
  2. Invocare l’impeachment nei confronti del capo dello stato, come ha fatto Di Maio poche ore dopo lo scontro istituzionale, è cosa altrettanto ridicola. Vedo che in queste ore il M5S sta ritirando l’ipotesi. E tutti i cittadini che sui social l’hanno seguito dovrebbero studiare la costituzione italiana. Ecco l’articolo 92: “Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri”.
  3. Quindi è il presidente della Repubblica che nomina i ministri. Si può criticarlo, si può non essere d’accordo con lui, si può persino dire che è influenzato dai mercati, dallo spread o dalla Germania (tutto da dimostrare) ma sta agendo nel solco della Costituzione. E per favore: basta, basta insulti, offese e auguri di morte sui social! Non è da esseri umani degni anzitutto. E poi è il modo peggiore per condurre una battaglia politica ed essere cittadini attivi sui social.
  4. La speculazione dei mercati che in queste ore ha come bersaglio l’instabilità italiana (lo spread alto, la borsa di Milano a picco) dimostra quale sia la vera ferita: la sovranità di uno stato democratico se ancora esiste e un paese che con oltre 2000 miliardi di euro di debito pubblico dipende inevitabilmente dai suoi creditori.
  5. La miccia che ha acceso tutto, la vera questione è il contratto programmatico stipulato tra M5S e Lega. L’ipotesi di uscita dall’euro nella prima bozza fatta uscire incautamente. Ma soprattutto la versione finale del contratto: nessun accenno all’uscita dall’euro, ma un programma di spesa ingente e forte riduzione delle tasse che richiederebbero l’inevitabile non rispetto dei vincoli di bilancio. Parliamo di reddito di cittadinanza e flat tax, le due proposte con cui 5 stelle e Lega hanno vinto le elezioni.

È questo il vero punto. Uscire dall’euro significherebbe tornare alla lira e alla completa irrilevanza nel mondo di oggi. Allo stesso tempo non abbiamo più una compiuta democrazia in Italia e non abbiamo democrazia in Europa. Il destino degli italiani (e degli altri popoli europei) lo decidono gli elettori o i mercati? Si può non uscire dall’euro e applicare delle politiche diverse, votate nelle urne, o bisogna rassegnarsi a politiche imposte da vincoli, trattati e dal fatto che siamo debitori? Questa è la vera questione che si rimanda e si rimanda in Italia (e in Europa) da troppi anni.

Vogliamo affrontare finalmente un dibattito pubblico, democratico su che cosa è l’Europa oggi e cosa è l’euro?