Lettera alla politica

Illustrazione di Franco Portinari

Illustrazione di Franco Portinari

Cari politici italiani,

sono passati ormai diversi giorni dal referendum del 4 dicembre e dalla vittoria schiacciante dei No. Si doveva votare sulla riforma della Costituzione e naturalmente si è votato su tutto tranne che su quella. Avete sentito parlare nelle ultime ore di bicameralismo perfetto, del senato che resta così com’è o dell’elezione dei senatori, del titolo V che regola i rapporti stato-regioni? Il governo Renzi si è dimesso, perché per i tanti italiani che hanno deciso di andare alle urne in una domenica d’inverno (affluenza del 65,5%, come non si registrava da tempo) è stata un’occasione unica per esprimersi, dopo anni di governi nati senza consultazioni elettorali. Si votava sull’Italia, sullo stato di salute dell’Italia e la voglia di farsi sentire, di partecipare, di contare qualcosa. 19.419.507 italiani hanno detto “no” alle politiche del governo, hanno lanciato democraticamente un grido di malessere, una forma di protesta, un “abbiamo altri problemi non risolti che la Costituzione!”. È l’Italia che grida dalle urne dopo otto anni di crisi economica, di pura recessione, dopo i grandi cambiamenti epocali che stanno sconvolgendo il mondo. Ogni voto non può prescindere da questo. Ne parlammo a proposito delle amministrative e delle elezioni Usa. 13.432.208 hanno ritenuto di appoggiare l’investitura elettorale che Matteo Renzi ha volutamente – sciaguratamente per lui – cercato. Hanno ritenuto che il suo governo abbia trovato e non generato le macerie della crisi e che abbia provato a riformare, innovare politiche e istituzioni del paese. Siano piaciute o meno, per chi le ritenga giuste o sbagliate, è un dato di fatto che in quasi tre anni il suo governo abbia adottato più provvedimenti e riforme di tutti i governi degli ultimi anni, come si evince dal sintetico scadenzario pubblicato da lavoce.info.

Ma mi rivolgo a voi, politici italiani, per guardare oltre e non sprecare questo storico voto popolare. Che ne è stato Matteo Renzi del ricambio generazionale che avevi promesso, della nuova classe dirigente del Pd? Sei stato bocciato proprio dai giovani e dagli elettori del sud, tu che parlavi di rottamazione e hai dovuto invece stringere alleanze con correnti, correntine, Alfano e Verdini. In cosa è cambiato quel partito che hai scalato e che sembrava morto, diviso per tribù in lotta tra loro per il potere? Quando riconoscerai che ti sei dovuto affidare al consenso clientelare soprattutto nel Mezzogiorno? Il tuo governo è stato tra i primi in Europa a porre la questione della flessibilità, la disfatta dell’austerity eppure non sei riuscito a trovare alleanze tra i leader europei per una vera, forte iniziativa antiausterità. Credi che con un paese che cresce dello zerovirgola, il rapporto tra Europa e disoccupazione si possa risolvere semplicemente contrastando i cosiddetti populismi? E infine, quando un’autocritica sulla riforma del mercato del lavoro, in Italia ancora del tutto da ridisegnare, e sulla parcellizzazione/umiliazione dei voucher?

Caro Beppe Grillo, quando affronterai davanti alla tua comunità la questione irrisolta della democrazia interna nel M5S? Come intendi risolvere la visione utopica e irrealizzata del cittadino onesto contrapposto al corrotto politico di professione? Le vicende di Roma dimostrano che con un bacino di milioni di elettori, il movimento non è ancora capace di generare un meccanismo di selezione della cosiddetta classe dirigente.

Caro Salvini, caro presidente Berlusconi, cosa ne farà il centrodestra degli elettori e dei suoi voti che hanno contribuito alla vittoria del no? Quando affronterete il nodo delle primarie, della scelta dei leader che nel mondo moderno non può essere calata dall’alto? Salvini ha compreso che Berlusconi è ancora decisivo, come negli ultimi giorni di campagna referendaria? E quando il presidente Berlusconi dirà parole chiare, precise su euro, Europa e immigrazione – su cui invece Salvini è molto netto?

È triste un paese che si rinnova per restare quello che è. Triste aver sentito il Renzi di “se perdo me ne vado” e ora rivedere Boschi e Lotti al governo. Triste un M5S che vince a Roma al grido di “onestà, onestà!” e la giunta Raggi spazzata via dagli scandali giudiziari nel giro di pochi mesi. Triste un centrodestra che ha governato per anni, disorganizzato, senza leader, idee, programmi.

Ma soprattutto nel nuovo mondo della crisi del capitalismo, della finanziarizzazione, delle disuguaglianze epocali, che identità avete? Qual è la vostra visione del mondo, della vita delle persone? Il novecento è finito e l’inizio del secolo ha lasciato macerie, malessere sociale, economico, psicologico. Qual è la vostra ricetta?

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